Tag Archives: rivolte

La Minga e l’aguante. Sulla rivolta popolare in Colombia

Dal 28 aprile 2021 in Colombia è esplosa una delle più grandi rivolte popolari degli ultimi decenni. Nato in opposizione a un progetto di riforma fiscale, che – inutile dirlo – avrebbe gravato sulle spalle della povera gente, nel corso delle settimane l’attuale movimento colombiano ha allargato le proprie rivendicazioni e parole d’ordine, occupando le piazze, bloccando le città e resistendo al brutale terrore repressivo messo in atto dallo Stato. Da un compagno di Bogotà, la descrizione di queste settimane di

Punto e a capo. A un anno dalla Floyd Rebellion

È passato un anno dall’uccisone di George Floyd da parte della polizia statunitense e da quando gli elementi di una tempesta perfetta sono esplosi in settimane e mesi dal sapore insurrezionale. Un anno che ha visto non solo la vittoria elettorale di Biden e la sommossa fascistoide di Capitol Hill, il 6 gennaio 2021, ma anche il processo e la condanna dell’agente di polizia Derek Chauvin, l’assassino di Floyd. Un anno soprattutto in cui la polizia ha continuato a uccidere come

Modena: la strage che non c’è

A distanza di più di un anno dalla strage nel carcere di Modena, e a qualche mese dall’esposto di alcuni detenuti che hanno deciso di rompere il silenzio, torniamo a Modena dove una delle animatrici del Comitato Verità e Giustizia per i morti del Sant’Anna, nato dopo i fatti dell’8 marzo 2020, ci racconta di quei giorni e ci aggiorna sullo stato delle indagini in corso. In conclusione la sorella di Mattia Palloni, uno dei firmatari dell’esposto, ci racconta degli

Rivolte e repressione in Spagna: il caso Pablo Hasel

L’arresto del rapper militante Pablo Hasel, avvenuto in Catalunya il 16 febbraio 2021, con la duplice accusa di incitazione al terrorismo e vilipendio alla corona, e la conseguente ondata di manifestazioni e rivolte di piazza ci dicono molto dell’attuale situazione in Spagna. Se da un lato, infatti, la monarchia iberica mostra ancora una volta la sua pulsione a reprimere le molteplici forme di dissenso interno, anche in virtù della Ley Mordaza, dall’altro lato appare altrettanto chiara la profonda crisi sociale

Nea Smyrni (Grecia): cronaca di una rivolta

L’aumento della presenza poliziesca nella vita di tutti e di ciascuno, il costante timore di essere fermati dalla guardie e di dover sottostare alla loro arbitrarietà, arroganza e talvolta brutalità, costituisce senz’altro una delle più odiose ricadute dello stato di emergenza permanente decretato sotto il pretesto della pandemia. Capita tuttavia che, in alcuni casi, non si faccia attendere una giusta risposta di rabbia collettiva. Questo è quanto accaduto settimana scorsa a Nea Smyrni, un quartiere di Atene, dove a seguito

Firenze: quando non si è più soli nella città

Se, come scriveva qualcuno, “nell’ora della rivolta non si è più soli nella città”, non dovrebbe stupire nessuno se questa peculiare forma di socialità abbia rappresentato una delle risposte, ancorché estemporanee, alle misure di distanziamento sociale imposte dal governo negli ultimi mesi. Dovrebbe stupire piuttosto la rarità con cui si è presentata. Così, il 30 ottobre 2020, come in diverse altre città, anche a Firenze l’annuncio governativo di nuove restrizioni anti-Covid provoca una risposta di piazza e per svariate ore le

Bruxelles: police partout, justice complice

Un commissariato della polizia in fiamme, auto sbirresche danneggiate, presa di mira anche la macchina del re (ebbene sì, in Belgio c’è un re!). Dopo la morte di Ibrahima Barrie, ucciso in un commissariato di Bruxelles a gennaio 2021, l’esplosione della rabbia ha saputo trovare le giuste maniere per esprimersi. Tuttavia, questo assassinio poliziesco non costituisce un episodio isolato nella realtà belga, fatta di razzismo strutturale, brutalità poliziesca e complicità della magistratura; un quadro che la situazione di confinamento degli

La verità nel pozzo. Sulla rivolta di Modena e la morte di Sasà

Dopo la rivolta, nei giorni seguenti l’8 marzo 2020, venivano trasferiti dal carcere di Modena a quello di Ascoli, insieme a un’altra quarantina di detenuti. Tra loro c’era Sasà (Salvatore Piscitelli), che morirà di lì a poco, nella più totale indifferenza delle guardie. In nove mesi nessuno li ha cercati per chiedere la loro versione, nessuno è andato a visitarli per sapere come stessero. Così, cinque detenuti, tra cui il compagno di cella di Sasà, hanno deciso  di rompere il

Albania: quando la polizia uccide

“Chi chiami quando la polizia uccide?”. Così recita una scritta vergata durante la rivolta esplosa in Albania dopo l’assassinio di Klodian Rasha, un ragazzo di venticinque anni ucciso dagli sbirri l’8 dicembre 2020 perché non aveva rispettato il coprifuoco. La risposta è data dalla rivolta stessa, in cui ancora una volta si manifesta la rabbia di una gioventù sempre più incazzata. Di quanto accaduto ci racconta un compagno del collettivo Organizata Politike.  

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