Inchieste & Approfondimenti

Sull’operazione Lince contro gli antimilitaristi sardi

“Un 270 bis non si nega a nessuno” recitava il titolo di un opuscolo di qualche anno fa sulla “storia della legislazione repressiva in Italia”. E la generosità in questo senso degli odierni inquirenti non fa che confermarlo. Così, dopo le operazioni Scintilla a Torino e Renata in Trentino, dopo il primo grado del processo Scripta Manent e di quello relativo all’operazione Panico, il 18 settembre 2019 viene notificata la chiusura di indagini riguardanti diversi momenti della lotta antimilitarista in

Scripta Manent. Un commento alla sentenza

Il 24 aprile 2019 si è concluso il primo grado del processo Scripta Manent con 18 assoluzioni e 5 pesanti condanne. In attesa delle motivazioni di questa “sentenza pionieristica”, che per la prima volta accoglie il 270 bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo) in relazione alla Federazione Anarchica Informale, un avvocato della difesa ci spiega più nel dettaglio il dispositivo della sentenza e ci racconta alcune delle principali forzature alla base dell’impianto accusatorio. In apertura e in conclusione uno

Operazione Renata. Il punto sugli arresti in Trentino

Il 19 febbraio venivano arrestati Giulio, Agnese, Rupert, Sasha, Stecco, Poza e Nico. A due mesi di distanza un compagno di Trento fa il punto sulla vasta inchiesta che ha portato a questi arresti, leggendola in costellazione con altre inchieste simili, e ci aggiorna sulla situazione detentiva di chi ancora si trova rinchiuso. A concludere alcune voci raccolte dai presidi avvenuti in simultanea sotto le carceri di Ferrara, Aquila e Tolmezzo.

All’ombra della sicurezza: intorno al decreto Salvini

L’emanazione di “decreti sicurezza” è un format della politica italiana: i governi di tutte le tendenze delle ultime decadi hanno fatto a gara per moltiplicare, secondo le evenienze, le fattispecie di reato sulle quali inasprire l’azione repressiva dei diversi organi dello Stato. Nondimeno, il “decreto Salvini”, con la sua combinazione di populismo penale e ridefinizione dei rapporti tra diritti e autorità, rappresenta un “salto di qualità” nell’elaborazione del diritto penale del nemico, che spinge in direzione di una giustizia imperniata

Kurdistan: appunti di viaggio

Heval, un volontario YPG, ci racconta di come ha visto organizzare la vita, la guerra e la rivoluzione nei territori controllati dal Fronte Democratico Siriano (SDF). Appunti di viaggio in una terra ancora dilaniata dalla guerra in cui si cerca di far sorgere una diversa modalità di vivere, di educarsi e di strutturare l’economia confrontandosi con i problemi, grandi e piccoli, che si incontrano nell’attuale contesto siriano. Il secondo file è dedicato ad una breve aggiornamento sulla situazione militare siriana

Il colonialismo tossico e le sue terre dei fuochi

«La gestione dei rifiuti è un business trasversale che coinvolge figure politiche, imprenditori privati, professionisti, laboratori di analisi, ditte di trasporto ecc. complici nell’invezione di stratagemmi per ridurre il più possibile i costi di produzione». Salvatore Paolo De Rosa, ricercatore indipendente e da anni attento osservatore del sistema economico di gestione dei rifiuti, spiega come e perché la gigantesca produzione di rifiuti civili e industriali abbia accompagnato passo passo il dispiegarsi delle relazioni di potere e di classe del capitalismo

L’immondo del lavoro: le cottimiste del lusso

La polvere sotto il tappeto, ovvero: come si aumenta l’intensità dello sfruttamento del lavoro in una struttura alberghiera? Tramite minimi sindacali ulteriormente compressi, uso di prodotti chimici scadenti (e dannosi) per la pulizia delle camere, imposizione di funzioni non previste dal contratto (come quelle di facchinaggio), creazione di un contesto lavorativo desolidarizzante (e con il ricatto del permesso di soggiorno imposto alla manodopera straniera). Samantha lavora da anni come cameriera nelle strutture alberghiere del lusso a cinque stelle e ce

Intossicati dalla razza: una storia italiana

«Oggi, i vecchi e sperimentati dispositivi razzisti e deumanizzanti formatisi negli anni del colonialismo italiano nel Corno d’Africa si stanno riattivando sulla pelle di donne e uomini migranti, e molte parole proprie dell’ideologia di quell’epoca si ripresentano nel linguaggio quotidiano, così come torna a riaffacciarsi prepotentemente una concezione della donna e della famiglia di stampo clerico-fascista». In questa conversazione con Nicoletta Poidimani si disvelano le radici inestirpate della “narrazione tossica” oggi dominante, basata sull’omissione della storia dell’oppressione.

Genova: senza rumor di parole

«Quello che succede a Genova da anni e che è amplificato dal crollo del ponte Morandi ha un forte valore generale nel senso che è l’esemplificazione di una città che non ha natura morfologica per sopportare il peso dell’industrializzazione, che è stata industrializzata e violentata nella sua natura fisica per seguire questo progetto e che nel momento in cui questo progetto è fallito a livello generale, sta mostrando a livello urbano questa incompatibilità tra il territorio e alcuni piani del

Ghetti e resistenze nella piana di Gioia Tauro

Non pochi ricorderanno la rivolta di Rosarno quando alcuni anni fa immigrati inferociti per le condizioni di vita cui erano costretti presero le strade per alcuni giorni. Non tutti sapranno però dei tentativi di autorganizzazione delle lotte che caratterizzano i campi di lavoro (ovvero di neoschiavitù) e i ghetti della piana di Gioia Tauro (come la tendopoli di San Ferdinando) a fronte di un combinato di sfruttamento bracciantile, militarizzazione dei territori e grottesche figure di “mediazione”. Di questo scenario ci

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