Author Archives: Radiocane

No Racism Cup: una storia

No Racism Cup è il  mundialito antirazzista di calcio popolare che si tiene nella provincia di Lecce in maniera itinerante da 10 anni. Alla vigilia della nuova edizione un compagno tra gli organizzatori ci racconta la genesi e lo sviluppo di questo progetto che, a modo suo, è stato protagonista, tra gli altri, di quanto è andato accadendo nelle lotte dal basso che si sono sviluppate nel corso di un decennio nel territorio leccese.      

Counterpunch: sul tentativo di espulsione di Divo

Con un provvedimento firmato direttamente dal Ministro degli Interni, da ieri pomeriggio le autorità italiane stanno provando a deportare Divine Umoru, un compagno anarchico di Bologna, originario della Nigeria, che vive in Italia da quand’era bambino. Ora Divine si trova rinchiuso negli uffici della polizia di frontiera dell’areoporto di Malpensa, mentre numerosi amici e solidali protestano contro la sua espulsione e presidiano l’accesso all’imbarco. Si sta ancora cercando di capire meglio l’iter di questo provvedimento (probabilmente si tratta di un’espulsione

La truffa del sovranismo

Il capitalismo contemporaneo, nelle sue dinamiche ferree di centralizzazione e nella sua inesauribile sete di superfruttamento del lavoro, trova nelle ideologie sovraniste facili “antidoti” a tutte le possibili reazioni “novecentesche” da parte di fasce crescenti delle popolazioni via via sottomesse al suo dominio che, private d’ogni bene, per “aree”, sono gettate dal suo incedere, nella pena dell’emigrazione  – affinché esso non incontri contrasti “preoccupanti” e “destabilizzanti”. Questi antidoti si producono in un veleno ammorbante, che, attraverso fantasiose combinazioni di turpiloquio

Di nuovo al porto di Genova

Dopo quanto accaduto nello scorso mese di maggio, al porto di Genova una nuova mobilitazione dal basso mette in difficoltà tutti gli attori coinvolti nel trasporto di materiale bellico verso il Medioriente. Con un compagno portuale riprendiamo il filo del discorso, facendoci raccontare come anche questa volta si è riusciti a impedire l’imbarco del carico di morte.

Chiudere la sezione infame. Sullo sciopero della fame di Anna e Silvia

Le differenti condizioni cui vengono sottoposti i detenuti sono il prodotto tanto di deliberati disegni di differenziazione, quanto di tentativi puramente sperimentali. Questo, si direbbe, è il caso di Anna e Silvia, due compagne in carcere rispettivamente per l’operazione Scripta Manent e Scintilla: destinate, di principio, a un regime di Alta Sicurezza, vengono sbattute da un giorno all’altro in un quadro di 41 bis (carcere duro) a L’Aquila. Di qui la loro decisione di avviare, il 29 maggio, uno sciopero

Immigrati: chi ve lo fa fare?

Non è possibile comprendere uno dei più rilevanti fenomeni del presente, i processi di migrazione di massa verso l’Europa e la zone ricche del pianeta, senza una lucida individuazione delle sue cause profonde, storiche e strutturali, le quali mostrano non solo la consapevole inanità delle politiche dei lager e del filo spinato, ma anche la loro funzione di produzione di manodopera a basso costo e a zero diritti. Con questo intento abbiamo chiesto a Pietro Basso, attento studioso dei processi

Genova: porti chiusi… alle armi

Una piccola ma significativa vittoria quella ottenuta dai lavoratori del porto di Genova che nei giorni scorsi si sono rifiutati di prestare lavoro per una nave cargo saudita e il suo mefitico carico di guerra, replicando l’esempio di quanto accaduto alla stessa nave nel porto francese di Le Havre. Già da tempo alcuni lavoratori avevano preso parola in merito: «Non possiamo tollerare che armi, bombe e mezzi militari passino sulle banchine e sulle navi dove lavoriamo, tantomeno vogliamo collaborare a

Dimitris: uno per tutti

Dimitris Koufontinas, prigioniero politico greco in carcere dal 2002, era in sciopero della fame dal 2 maggio, e già da diversi giorni è ricoverato nell’Ospedale di Volos. Per lui non era la prima volta, dato che ogni sua “conquista”  durante la lunga detenzione è stata il frutto di continue lotte. Contro di lui i media e un governo che, su pressione astiosa dell’ambasciata statunitense (il cui portavoce ha dichiarato che «quelli come lui non dovrebbero più vedere la luce del

Scripta Manent. Un commento alla sentenza

Il 24 aprile 2019 si è concluso il primo grado del processo Scripta Manent con 18 assoluzioni e 5 pesanti condanne. In attesa delle motivazioni di questa “sentenza pionieristica”, che per la prima volta accoglie il 270 bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo) in relazione alla Federazione Anarchica Informale, un avvocato della difesa ci spiega più nel dettaglio il dispositivo della sentenza e ci racconta alcune delle principali forzature alla base dell’impianto accusatorio. In apertura e in conclusione uno

Operazione Renata. Il punto sugli arresti in Trentino

Il 19 febbraio venivano arrestati Giulio, Agnese, Rupert, Sasha, Stecco, Poza e Nico. A due mesi di distanza un compagno di Trento fa il punto sulla vasta inchiesta che ha portato a questi arresti, leggendola in costellazione con altre inchieste simili, e ci aggiorna sulla situazione detentiva di chi ancora si trova rinchiuso. A concludere alcune voci raccolte dai presidi avvenuti in simultanea sotto le carceri di Ferrara, Aquila e Tolmezzo.

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