Cronache & Corrispondenze

Cpr di Corelli: dentro la rivolta e la lotta in città

Dopo la riapertura il 28 settembre 2020 del Cpr di via Corelli a Milano, la rivolta dei reclusi non si è fatta attendere a lungo. Già dopo poche settimane i detenuti di questo carcere speciale per immigrati hanno mostrato di sapere bene come non ci sia altra via per liberarsi da quella struttura se non quella della sua distruzione. E lo conferma la notizia di un’altra rivolta scoppiata venerdì 20 novembre, mentre stavamo preparando la pubblicazione di questo contributo audio. Al

Grecia: la memoria rivoluzionaria non va in quarantena

L’attuale governo greco, che sin dal suo insediamento ha dichiarato apertamente guerra contro ogni forma di opposizione sociale – con attacchi alle occupazioni, progetti di legge di forte limitazione alle possibilità di manifestare il dissenso e un aumentato livello di militarizzazione delle città – non poteva non cogliere la ghiotta occasione fornita dallo stato d’eccezione per motivi sanitari allo scopo di impedire le mobilitazioni previste per il 17 novembre, ricorrenza storica della liberazione dal “regime dei colonnelli” nel 1973. Ma,

Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi. Sulla situazione negli ospedali S. Paolo e S. Carlo di Milano

Quali sono le condizioni di lavoro cui è sottoposto il personale infermieristico in quest’epoca di pandemia? Al netto della stucchevole retorica di guerra che li ha dipinti come “eroi in prima linea”, gli operatori sanitari degli ospedali sono costretti a regole, ritmi e prestazioni professionali sempre più pesanti che la direzione amministrativa impone unilateralmente, forte d’un regime di sostanziale negazione dei diritti sindacali. Ciò mentre le carenze di personale si fanno croniche, i pochi nuovi assunti provengono tutti dalle cooperative e

Bialysturbo: una carovana di solidarietà

Da Roma in giù, una carovana di compagne e compagni solidali attraversa parte della penisola sostando sotto le carceri, dove si annusa aria di rivolta. Inciampando in controlli serrati dei loschi digos che si danno il cambio sulle strade, senza sosta e con caparbia gioia, camper furgoni e bici proseguono imperterriti in picchiata fino alla Sicilia. Qui un primo racconto di viaggio sul senso di questa esperienza con alcuni aneddoti gustosi che hanno sino ad ora accompagnato l’impresa. Per seguire la carovana: https://bialystok.noblogs.org/ Per raggiungere i compagni e le compagne: bialystokexpress(@)riseup.net

Tutta mia la città. Sullo sciopero dei riders

  Tra picchetti volanti, blocchi del traffico e pasti consumati insieme per strada – anziché essere consegnati al cliente – da qualche giorno ha preso il via la protesta dei riders. Da quando un nuovo contratto, che conferma il cottimo e abbassa le tariffe, è stato siglato, si ritrovano  in Piazza 24 maggio per poi attraversare in lungo e in largo il centro urbano e “scioperare” l l’ultimo miglio della smartcity, quel tratto, d’asfalto o pavé, che separa la merce

Caso Vincenzo: uno schiaffo all’Italia

Mentre in Italia gli agenti di polizia coinvolti nella macelleria della Diaz (Genova 2001) continuano a ricevere promozioni, in Francia una sentenza della corte di Angers rifiuta di estradare Vincenzo Vecchi per il reato di devastazione e saccheggio che, da Genova in poi, ha rappresentato una pistola puntata dai tribunali italiani contro le manifestazioni di piazza. Dell’importanza di questo precedente giuridico abbiamo parlato con un compagno del Comité de soutien che ha seguito il caso del Vince sin dal suo

Milano… eppur (qualcosa) si muove

Nella Milano ormai sopita e inerte, tre diversi momenti nel giro di pochi giorni hanno smosso e, forse, scosso l’immobilità e la rassegnazione imperanti: un’occupazione intensa, ancorché di breve durata, un presidio animato e solidale intorno al Cpr di via Corelli e una piazza con tratti selvaggi che ha espresso una naturale ostilità alle soffocanti e insensate regole dell’attuale èra pandemica.    

Berlino: il nulla che avanza

  “Difendere gli spazi liberati. Rimanere nell’offensiva”. Così recita lo striscione di apertura di uno dei cortei solidali che hanno fatto seguito allo sgombero del Liebig 34, a Berlino. Uno sgombero che s’inserisce non solo in una nuova serie di attacchi mossi ai danni degli spazi del movimento, ma più in generale in un processo di gentrificazione e turistizzazione della città in atto ormai da decenni e che ora deve fare i conti con le restrizioni imposte dall’emergenza Covid. Ma, secondo

Il tramonto di Alba Dorata

Migliaia di persone alle porte di un tribunale in attesa di una sentenza fanno capire in maniera plastica l’importanza storica delle chiusura del processo ai danni del partito fascista Alba Dorata in Grecia. Tuttavia, come ribadisce uno degli enunciati che circolavano nella piazza, diffusa era la consapevolezza che il fascismo non si sconfigge nelle aule tribunalizie, ma nelle strade, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Intorno a questa sentenza abbiamo chiesto un commento a un compagno di Atene.

Tre giorni, tre luoghi. Intorno a Scripta Manent

Tre giorni, tre luoghi. Il tribunale, nello specifico l’aula Bunker delle Vallette di Torino; la piazza, nello specifico Borgo Dora a Torino; il carcere, nello specifico il carcere di Alessandria. Una compagna della Cassa Anti Repressione delle Alpi Occidentali ci racconta lo spirito di questo trittico solidale nei confronti degli imputati del processo Scripta Manent di cui si stanno svolgendo le udienze d’Appello: un’occasione per riflettere sul tema della solidarietà da mettere in campo contro le logiche di divisione portate

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